Vivere senza Big Tech, si può fare: browser, email, ricerche, DNS e ufficio, passo dopo passo

Lasciare Google e Microsoft sembra impossibile, non lo è. Browser, ricerca, email, DNS e ufficio: le alternative FOSS che uso, verificabili e gratuite.

Stamattina Filippo (nome di fantasia) mi ha raccontato con entusiasmo che aveva appena installato il browser Vivaldi sul computer nuovo di sua moglie come primo passo per “disintossicarla dalle Big Tech”. Mentre gustavo il mio solito macchiatone mi è andato quasi di traverso. Non perchè Vivaldi su un computer Windows sia una cattiva scelta: porta via dall’orbita di Microsoft Edge e dal suo motore di ricerca predefinito Bing, ma perché Filippo, fino a ieri, difendeva con fervore Brave, un browser open source e privacy‑first.

Vivaldi oggi usa Startpage come motore predefinito, un servizio olandese che mostra risultati Google senza tracciare l’utente anche se vale la pena sapere che Startpage dal 2019 è controllata in maggioranza da System1, un’azienda americana di advertising. È comunque un piccolo passo per sua moglie, un grande passo avanti per vivere senza Big Tech, almeno nella percezione comune.

Vivaldi è un browser sviluppato da un’azienda con sede in Norvegia e Islanda, costruito sul motore open source Chromium di Google. Circa il 95% del codice è aperto (il 92% arriva da Chromium, il 3% da Vivaldi stessa), ma l’interfaccia utente, quella che vedi e con cui interagisci ogni giorno, è proprietaria e distribuita in forma offuscata. La stessa azienda lo ammette apertamente: è la parte che li differenzia dalla concorrenza, e non intendono renderla verificabile. Per chi vuole costruire un percorso verso l’indipendenza digitale, è una scelta poco chiara.

Detto questo, vivere senza Big Tech non significa usare esclusivamente software europeo, ma ridurre la dipendenza da modelli tecnologici centralizzati. Il rischio politico del momento è proprio questo: lo “European software” e la “sovranità digitale” rischiano di diventare etichette di marketing che spostano i soldi da Big Tech americana a Big Tech europea. La domanda giusta non è “dove ha sede?” ma “chi controlla cosa e posso andarmene quando voglio?”. La provenienza europea è un bonus (giurisdizione, GDPR, meno esposizione al CLOUD Act), non il criterio. Il criterio è il controllo: apertura del codice, portabilità dei dati, decentralizzazione, self-hosting.

Se usi Windows, buona notizia: per adottare software open source non serve cambiare sistema operativo, gira benissimo anche lì. Windows resta proprietario al 100% ed è Big Tech a pieno titolo. Ma è anche il pezzo più difficile da sostituire, quindi è l’ultimo della fila, non il primo. Nel frattempo lo si addomestica: puntare a un account locale invece dell’account Microsoft, telemetria ridotta al minimo, e sopra ci monti gli strumenti open source di cui parliamo. La logica è quella della finanza: non punti tutto su un asset, diversifichi. Lo stesso vale qui: scegliere strumenti diversi per browser, email e ricerche riduce in modo netto la tua esposizione e con essa la profilazione.

Un passo indietro

C’è stato un momento in cui Internet era qualcosa di diverso. L’email te la forniva il provider che ti vendeva la connessione: TIM, Libero, Tiscali, Virgilio. Ognuno aveva la sua, viaggiavano in chiaro, ma nessuno le dava in pasto a un algoritmo per profilarti! Google faceva solo il motore di ricerca, e lo faceva bene: digitavi una parola, trovavi quello che cercavi. La pubblicità era un banner 468×60 pixel, cliccabile, che portava al sito del prodotto. Nessun algoritmo, nessun profilo, nessuna cronologia. Windows faceva girare i tuoi programmi. Il browser web Netscape traduceva l’HTML in qualcosa di leggibile. Strumenti neutri, al servizio di chi li usava.

Poi qualcosa è cambiato. Non tutto in una volta e non con un annuncio, ma gradualmente, un servizio alla volta: quando Google ha capito che i dati delle ricerche valevano più della ricerca stessa, quando Facebook ha trasformato i profili degli utenti in profilazione pubblicitaria, quando Windows ha iniziato a raccogliere telemetria e a proporre abbonamenti, il modello di business si è spostato in silenzio da te come cliente che pagavi per un servizio, a te come prodotto in cambio di un servizio gratuito.

Il codice open source non ha confini

Prima di tutto, un chiarimento: il codice open source pubblicato sotto licenza GPL rimane di proprietà dell’autore, ma chiunque riceve il diritto irrevocabile di usarlo, modificarlo e redistribuirlo, incluso ospitarlo su qualsiasi infrastruttura. Il codice FOSS (Free and Open Source Software) già distribuito e ospitato in Europa non può essere revocato o proibito unilateralmente da nessuno, nemmeno dagli USA.

Linux è stato creato da un finlandese e sviluppato da contributori di ogni nazionalità. Non è “europeo” né “americano”: è di tutti. Lo stesso vale per Firefox: il codice di Firefox e del suo motore Gecko, insieme alla sua community di sviluppatori, è globale esattamente come il kernel Linux. Un esempio è LibreOffice: The Document Foundation ha sede a Berlino, è nata esplicitamente nel 2010 come fork europeo e indipendente di OpenOffice, dopo che Oracle ne aveva acquisito il controllo con l’acquisto di Sun Microsystems e la community temeva per il futuro del progetto.

Il vero discriminante non è dove nasce il software. È se puoi leggerlo, verificarlo, modificarlo, redistribuirlo. Open source contro closed source. Trasparente contro scatola nera. È con questa filosofia che scelgo le alternative che uso. Quando a questo si aggiunge anche la sede europea del fornitore, il risultato è ancora più solido: i dati gestiti da aziende europee non sono soggetti al CLOUD Act americano, la legge federale USA del 2018 che consente alle forze dell’ordine statunitensi di ottenere tramite mandato qualsiasi dato controllato da aziende soggette alla giurisdizione americana, ovunque questi dati siano fisicamente ospitati nel mondo.

La sede europea è il valore aggiunto. Se ti serve una mappa da cui partire, european-alternatives.eu cataloga decine di categorie (provider email, VPS, analitiche web, storage e altro) di servizi con sede in Europa, non solo UE ma anche EFTA come la Svizzera e Regno Unito, più diversi progetti open source che puoi self-hostare.

Il browser: LibreWolf

Il primo passo è il browser, perché è la finestra attraverso cui passa quasi tutto ciò che fai online. E il browser che consiglio a chi inizia questo percorso è LibreWolf.

LibreWolf è una versione di Firefox con differenze sostanziali:

  • Nessuna telemetria. Firefox, nella sua versione standard, invia dati a Mozilla. LibreWolf rimuove tutto questo.
  • Privacy configurata di default. resistFingerprinting è attivo, i tracker sono bloccati, i cookie di terze parti sono disabilitati. Non devi toccare nulla.
  • uBlock Origin preinstallato. Il miglior blocco di pubblicità e tracker esistente è già lì, pronto.
  • Codice ospitato su Codeberg. Codeberg è una organizzazione no-profit registrata a Berlino, fondata nel settembre 2018, con l’esplicito obiettivo di ospitare progetti liberi e open source lontano da piattaforme commerciali. Server nell’Unione Europea, nessun tracciamento, nessun modello di business basato sui dati.
librewolf/bsys6 Forgejo

Build system v6

Nessun sito Source Code 13-06-2026 151.0.4-1 48 ?

Un avviso onesto: qualche sito potrebbe comportarsi in modo inatteso, perché la protezione rafforzata di default ha un prezzo in compatibilità. Nella maggior parte dei casi si risolve con un’eccezione puntuale nelle impostazioni.

Per chi viene da Edge e Bing, LibreWolf è un salto qualitativo enorme. Chi invece sta già usando Vivaldi e vuole fare un passo successivo, LibreWolf è la direzione giusta: stesso approccio alla privacy, ma con codice completamente verificabile.

Il motore di ricerca: Qwant

Google registra ogni ricerca, costruisce un profilo su di te e usa quei dati per venderti pubblicità. Esistono alternative che non lo fanno.

Qwant è un motore di ricerca francese lanciato nel 2013 con sede a Parigi, che dichiara di non profilare gli utenti né vendere i loro dati a inserzionisti. I server sono in Europa e il servizio opera sotto GDPR. Una parte dei risultati passa attraverso le API di Bing, una dipendenza che Qwant sta cercando di ridurre: a novembre 2024 ha annunciato una collaborazione con Ecosia per costruire un indice di ricerca europeo autonomo, indipendente sia da Google che da Microsoft.

Il DNS: Quad9

Il DNS è la rubrica telefonica di internet: trasforma i nomi dei siti nei loro indirizzi. Di default, il tuo provider internet gestisce queste richieste e può vederle tutte. Google (8.8.8.8) e Cloudflare (1.1.1.1) offrono DNS veloci, ma registrano dati.

Quad9 è una fondazione no-profit con sede a Zurigo, istituita formalmente il 17 febbraio 2021. Non registra indirizzi IP, è compatibile al GDPR e alle leggi svizzere sulla privacy, blocca in tempo reale i domini malevoli utilizzando l’intelligence di numerosi fornitori di sicurezza. Il governo svizzero ha esplicitamente garantito che Quad9 è esente dagli obblighi di registrazione degli utenti.

Ho scritto un articolo dedicato alla configurazione di Quad9 e altri DNS europei su Firefox e Chrome, se vuoi approfondire il lato tecnico.

L’email: via da Gmail con Proton Mail

Gmail è gratuita perché il prodotto sei tu. La pubblicità tra le email dal 2017 non nasce più dalla lettura dei tuoi messaggi: a profilarti è l’intero account Google, con i “segnali” che raccoglie ovunque. Uscire da Gmail richiede un nuovo provider.

Le opzioni più solide con sede in Europa sono Proton Mail (Svizzera, cifratura end-to-end) e Tuta (Germania, precedentemente Tutanota). Entrambi offrono account gratuiti con server in Europa e nessuna analisi dei contenuti.

Io uso Proton Mail. La versione gratuita offre 1 GB di spazio e una casella tuonome@proton.me. Proton Mail è il più grande servizio email con crittografia end-to-end al mondo, con oltre 100 milioni di utenti raggiunti nel 2024. Quando invii un’email a un altro utente Proton, il messaggio viene cifrato sul tuo dispositivo e può essere decifrato solo dal destinatario: nemmeno Proton può leggerlo. È crittografia end-to-end e zero-access, senza che tu debba fare nulla di tecnico. Oltre alla posta, Proton offre anche VPN, cloud storage (Proton Drive), calendario e gestore di password (Proton Pass), tutti con la stessa filosofia privacy-first.

L’ufficio: LibreOffice funziona anche su Windows

Microsoft Office è ovunque, ma non è necessario. LibreOffice è una suite completa che include Writer (equivalente di Word), Calc (Excel), Impress (PowerPoint), Base (Access) e Draw. È gratuita, open source, disponibile per Windows, macOS e Linux, e non raccoglie nessun dato di utilizzo.

Il punto che voglio sottolineare è che LibreOffice funziona su Windows. Non è necessario cambiare sistema operativo per iniziare a usarlo. Puoi installarlo oggi, su qualsiasi computer, e aprire i file .docx e .xlsx esistenti. La compatibilità non è perfetta al 100% su documenti con formattazioni molto complesse, ma nella pratica quotidiana, per la grande maggioranza degli utenti, funziona senza problemi.

Da dove si inizia davvero

Se devo indicare un ordine, questo è il percorso che consiglio:

  1. Browser: LibreWolf, Vivaldi, Brave o Firefox. È il passo con il rapporto beneficio/fatica più alto. Si installa come qualsiasi altro software, funziona subito.
  2. Motore di ricerca: Qwant, Brave Search o DuckDuckGo. Si imposta come motore di default nel browser in poco tempo. Si utilizza come Google ma senza essere profilati.
  3. DNS: Quad9, DNS4EU o dnsforge. Si configura nel router di casa una volta e vale per tutti i dispositivi della rete.
  4. Office: LibreOffice. Si installa su Windows senza toccare nient’altro. Si utilizza come Microsoft Office.
  5. Email: Proton Mail. È il passo che richiede più attenzione, perché implica spostare i contatti e comunicare il nuovo indirizzo. Ma la versione gratuita è già più che sufficiente per iniziare. Si utilizza come Gmail.

Nessuno di questi passi richiede competenze tecniche particolari. Tutti sono reversibili. Tutti sono gratuiti.

Conclusione

La dipendenza dalle Big Tech è il risultato di scelte fatte per noi, spesso senza che ce ne accorgessimo, in cambio di comodità. Ogni alternativa proposta in questa lista non è esaustiva, ma funziona e può essere verificata da chiunque voglia farlo e dimostra che Vivere senza Big Tech, si può fare.

La domanda che ti lascio è: vuoi continuare a essere il prodotto, o preferisci diventare l’utente?


Fonti e Riferimenti

Browser

Motori di ricerca

DNS

Email e ufficio

Directory alternative europee

emanuelegori
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Emanuele Gori scrive nel tempo libero di software open source, privacy digitale e self‑hosting.
Homelab Notes nasce dalla convinzione che la tecnologia debba servire chi la usa, non chi la vende. Qui trovi guide pratiche e analisi per riprendere il controllo della tua vita digitale, un servizio alla volta.
Si diletta a creare semplici plugin per WordPress, rigorosamente open source e liberamente scaricabili da git.emanuelegori.uno.
Ha una pagina hub che raccoglie una parte della sua vita digitale: emanuelegori.uno/hub-attivita/.
Sul Fediverso come nella vita: senza algoritmi di mezzo.

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