Webring: cos’è, come funziona e perché Fediring lo sta riportando in vita

Dal web degli anni '90 ai social che ti tracciano: cos'è un webring, perché Fediring ha senso oggi nel Fediverso e come iscriversi in cinque minuti.

Una volta navigare significava seguire i link: uno portava a un altro sito, quell’altro sito aveva una sidebar piena di link, e un pomeriggio se ne andava a saltare tra blog, forum e pagine personali di gente che non avresti mai trovato altrimenti. Non c’era una timeline ipocrita che ordina i risultati in base a chissà quali parametri per decidere chi merita di stare tra i primi dieci, e non c’era un algoritmo a decidere cosa meritavi di vedere, addestrato a tenerti incollato allo schermo il più a lungo possibile.

Oggi la maggior parte delle persone non ha un sito. Ha un profilo. Su Facebook ci si azzuffa nei commenti di meme condivisi senza averli letti, su X ci si insulta in 280 caratteri, e c’è chi paga pure l’abbonamento pur di farlo con la spunta blu, su Instagram si documentano pasti e tramonti per un pubblico che scrolla senza fermarsi. Le Big Tech hanno trasformato internet in un centro commerciale standardizzato dove tutti hanno lo stesso negozio con insegne diverse.

Il webring non nasce come risposta alle Big Tech: nasce molto prima. Ma oggi rinasce proprio come alternativa alla loro centralizzazione, per scoprire siti che non appariranno mai tra i primi dieci risultati di Google e che sui social mainstream non circolano. Esistono, ma senza un meccanismo come questo non li troveresti, perdendo proprio la spinta originaria del WWW: la scoperta spontanea, il vagabondare tra link.

Cos’era un webring

Nel footer o nella sidebar di quasi ogni sito degli anni ’90 c’era una fila di immagini 88×31: minuscoli badge che dichiaravano affiliazioni, preferenze, appartenenze. “Made with Notepad”, “Netscape Now”, e in mezzo a tutto il resto, il badge del webring di turno con due frecce: una per andare avanti nell’anello, una per tornare indietro.

Il meccanismo era semplice: un gruppo di siti con un tema comune si collegavano tra loro. Ogni sito metteva tre link: sito precedente, pagina centrale del ring, sito successivo e chi cliccava la freccia avanti atterrava sul sito di chi si era iscritto dopo di te. Nessuno sapeva in anticipo dove avrebbe finito.

Il codice era semplice: niente cookie, niente tracciamento, niente rotazione algoritmica. Funzionava diversamente dallo scambio banner, che invece contava le impression e bilanciava gli scambi in automatico: quello era già più vicino alla pubblicità. I badge del webring erano statici, dichiarativi. Una specie di “faccio parte di questo giro” esposto in bella vista.

Perché è quasi sparito

A un certo punto abbiamo smesso di cliccare quei link perché era più veloce aprire Google e cercare direttamente quello che volevi. E Google era bravo, molto bravo. Il webring serviva a scoprire siti nuovi, e una volta Google lo faceva meglio, più in fretta, senza dover seguire un anello un sito alla volta.

Poi sono arrivati i social. E lì non è che il webring sia diventato meno utile: è che è scomparso il motivo stesso per cui esisteva. Aprire una pagina Facebook era più semplice che comprare un dominio, configurare un hosting, imparare semplice HTML. La gente ha smesso di fare siti e ha iniziato a fare profili. E quando scompare il sito, scompare anche il bisogno di collegarlo ad altri.

Il ritorno: Fediring e il Fediverso

Sul Fediverso succede ancora spesso di inciampare nel sito personale di qualcuno. Lo vedi linkato in bio su Mastodon, ci vai, trovi un blog con articoli veri scritti da una persona vera. Non contenuto ottimizzato per la reach, non thread costruiti per generare reazioni: un sito, con una persona dietro.

Fediring è nato esattamente in questo contesto. Per iscriverti servono due cose: un sito raggiungibile via HTTPS e un account attivo sul Fediverse. Non un profilo Instagram, non una pagina LinkedIn ma un account su una piattaforma federata, il che già di per sé filtra chi ha fatto una scelta consapevole su come stare online.

La lista dei membri è pubblica, mantenuta a mano dal ringmaster. Non c’è un algoritmo che decide chi appare di più. Non ci sono impression o engagement score. C’è una lista di nomi e URL, navigabile un sito alla volta, come trent’anni fa.

Come funziona in pratica

Metti tre link nel footer del tuo sito, con il tuo dominio nell’URL:

<a href="https://fediring.net/previous?host=tuodominio.it">←</a>
<a href="https://fediring.net/">Fediring</a>
<a href="https://fediring.net/next?host=tuodominio.it">→</a>

Poi mandi una email rigorosamente in plain text con l’URL del tuo sito e il tuo handle Fedi. Si apre un ticket pubblico su sourcehut, i maintainer lo revisionano e ti aggiungono. Niente form con reCAPTCHA, niente “continua con Google”. Trovi tutto su fediring.net.

Quando qualcuno clicca la freccia, il server di Fediring legge il tuo dominio, trova la tua posizione nella lista e redirige al sito successivo, saltando automaticamente quelli non raggiungibili. Nessuno script caricato sulla tua pagina, nessuna richiesta a server terzi, nessun JavaScript. Due link e un redirect lato server. È tutto qui. Ed è proprio questa semplicità a renderlo affidabile.

Perché mi sono iscritto

Non è nostalgia. La nostalgia è pensare che tutto fosse meglio prima solo perché era prima.

Ho costruito Homelab Notes da zero per avere un posto mio dove scrivere e smettere di dipendere dai social mainstream. Quasi tutti i plugin che girano sul blog li ho realizzati io. Questo ha significato riprendere competenze di programmazione che non usavo da un po’ ma sopratutto scrivere molto di più.

Mi sono iscritto perché mi interessa sapere cosa stanno costruendo le persone che hanno scelto di avere un sito nel 2026, quando è molto più semplice aprire un profilo. Chi finisce in Fediring ha mandato una email, ha messo tre link nel footer, ha aspettato l’approvazione. Ha fatto qualcosa di concreto, non ha solo cliccato “registrati”.

Sul social vedi quello che l’algoritmo ha deciso che devi vedere. Su Fediring vedi il sito di chi si è iscritto dopo di te. Nessuno ha deciso che quel sito meritava più visibilità di un altro: è lì perché qualcuno ha deciso di esserci.

Reazioni nel fediverso
Emanuele Gori

Mi chiamo Emanuele Gori e nel tempo libero scrivo di software open source, privacy digitale e self-hosting.
Homelab Notes nasce dalla mia convinzione che la tecnologia debba servire chi la usa, non chi la vende.
Qui trovi guide pratiche e analisi per riprendere il controllo della tua vita digitale, un servizio alla volta.
Il blog è personalizzato con alcuni plugin per WordPress che ho realizzato per migliorarne l'usabilità e la condivisione: open source e liberamente scaricabili da git.emanuelegori.uno.
Se invece vuoi seguire una parte della mia vita digitale, visita la pagina Hub Attivita.

Sul Fediverso come nella vita: senza algoritmi di mezzo!

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