Firefox, Linux, Python: chi finanzia davvero il software open source?

Dedicato a chi usa software libero e piattaforme senza pubblicità: Firefox invece di Chrome, Linux invece di Windows, Mastodon invece di X. Se pensi di essere libero da Big Tech, devi sapere che Mozilla riceve l'86% dei suoi fondi da Google, Linux è sponsorizzato da Google e tutto il codice open source sta su GitHub di Microsoft. È tempo di parlare di vera indipendenza.

Nota: I progetti citati (Mozilla, Linux, Python, ecc.) sono esempi rappresentativi scelti per la loro riconoscibilità e impatto. Non sono un elenco esaustivo, ma uno spaccato significativo dell’ecosistema open source e delle sue dinamiche di finanziamento. Dinamiche simili esistono in molti altri progetti open source.

Ti sei mai chiesto chi finanzia davvero il software open source che usi ogni giorno? Chi mantiene attive le fondazioni che garantiscono il funzionamento di Firefox, Linux e Python? E soprattutto: su quale piattaforma è ospitato tutto questo codice libero?

È arrivato il momento di guardare in faccia la realtà. La risposta potrebbe sorprenderti o forse no, se hai già iniziato a sospettare che dietro la facciata del software libero (che non significa gratis) ci sia qualcosa di più complesso.

Facciamo chiarezza: cosa significa open source?

Prima di tutto, una distinzione fondamentale: non stiamo parlando di software gratis.

Gmail è gratis, ma è proprietario di Google. WhatsApp è gratis, ma è proprietario di Meta. Puoi usarli senza pagare, ma il codice è chiuso, segreto, di loro proprietà. Non puoi vedere come funzionano, non puoi modificarli, non puoi controllarli.

Il software open source è diverso. Il codice sorgente è pubblico, modificabile, libero. Chiunque può:

  • Vedere esattamente come funziona
  • Modificarlo e migliorarlo
  • Condividerlo con altri
  • Usarlo per qualsiasi scopo

Pensa a Wikipedia: è gestita da una fondazione ma chiunque può contribuire, migliorare, correggere. Nessuno la “possiede“, è di tutti perchè i contenuti sono rilasciati con licenza Creative Commons BY-SA e mantenuti dalla comunità e funziona grazie a MediaWiki, un software wiki sviluppato dalla Wikimedia Foundation e rilasciato come software open source sotto licenza GPL. O immagina la ricetta della torta di tua nonna che condivide liberamente: chiunque può farla, modificarla, migliorarla e ricondividerla. Tutti la possono mangiare liberamente, criticarla se non piace, o ringraziarla offrendole un caffè.

Il software open source è quello il cui codice è pubblico e modificabile da chiunque. Progetti come Firefox, Linux, Python, Mastodon o LibreOffice nascono dall’idea che il software debba essere trasparente, collaborativo e accessibile. Non significa che non ci siano aziende o organizzazioni dietro questi progetti, ma che nessuno può controllarli in modo esclusivo: le comunità e gli sviluppatori contribuiscono insieme, e il codice rimane un bene condiviso.

Il paradosso in cui siamo tutti intrappolati

Ecco il paradosso in cui siamo tutti intrappolati:

  • Installi Firefox per sfuggire a Google: ma Google paga $510 milioni/anno a Mozilla
  • Usi Linux per essere libero da Microsoft: ma Microsoft e Google sponsorizzano Linux Foundation
  • Pubblichi su GitHub per condividere codice libero: ma GitHub è proprietario di Microsoft

Allora chi stiamo prendendo in giro? Critichiamo chi usa Chrome, Windows, Gmail. Ma il nostro Firefox libero esiste perché Google lo paga. Il nostro Linux indipendente è sponsorizzato da chi diciamo di voler evitare.

Siamo 8 miliardi di persone su questo pianeta. Le Big Tech sono poche aziende. E tutto il denaro che hanno, TUTTO, arriva da noi. Dalle nostre tasche. Dai nostri click. Dai nostri acquisti. Dai nostri dati.

Se non glielo diamo, smettono di essere “big”. Guardate Olivetti: dominava il mondo dei computer negli anni ’60. Dov’è ora? Yahoo: motore di ricerca più usato al mondo negli anni ’90. E AltaVista? Giganti caduti perché gli utenti hanno scelto altro.

Allora perché aspettiamo che siano loro a salvare il software libero?

Mozilla Firefox: 86% dei ricavi da Google

Partiamo dal caso più eclatante: Mozilla, l’organizzazione dietro Firefox, il browser open source che molti considerano l'”alternativa etica” a Chrome.

Firefox è vero open source: il codice è pubblico, licenza Mozilla Public License 2.0, chiunque può studiarlo, modificarlo, ridistribuirlo. È il simbolo della libertà digitale.

Ma ecco il problema: nel 2021-2022, Mozilla Foundation ha ricevuto $510 milioni da Google su ricavi totali di $593 milioni. Fate voi i conti: 86% dei ricavi provengono da Google. E perché Google paga così tanto? Per essere il motore di ricerca predefinito in Firefox.

Non è un fenomeno nuovo: dal 2005, la percentuale di ricavi provenienti da Google non è mai scesa sotto l’80%. Tradotto: Mozilla non esisterebbe senza Google.

A novembre 2024, Mozilla ha licenziato il 30% del personale. Quando nel 2024 il Dipartimento di Giustizia americano ha aperto un caso antitrust contro Google, Mozilla stessa ha chiesto di non interrompere questi pagamenti, perché la perdita di quella revenue metterebbe in crisi l’intera organizzazione.

Firefox è software libero. Ma Mozilla, l’organizzazione che lo mantiene, dipende economicamente da Google.

Linux: il sistema operativo libero sponsorizzato da Google

Linux probabilmente lo conosci: è il sistema operativo open source che fa girare la maggior parte dei server internet, degli smartphone Android, e tantissimi dispositivi che usi ogni giorno. È il simbolo del software libero, licenza GPL v2, codice completamente aperto.

La Linux Foundation è l’organizzazione che coordina lo sviluppo di Linux e di molti altri progetti open source fondamentali. E indovina chi è uno dei principali finanziatori? Google.

Google è Platinum Member della Linux Foundation dal 2018, il livello più alto di membership. A gennaio 2025, Google e Linux Foundation hanno lanciato insieme l’iniziativa “Supporters of Chromium-Based Browsers”, con Google che controlla il 94% dello sviluppo di Chromium (il motore dietro Chrome, Edge, Brave e molti altri browser).

Google sponsorizza eventi della Foundation, dona progetti e infrastrutture. Il legame è strettissimo.

Python: il linguaggio open source con Google come sponsor principale

Python è uno dei linguaggi di programmazione più usati al mondo, fondamentale per intelligenza artificiale, data science, sviluppo web e molto altro. È completamente open source, licenza PSF (Python Software Foundation License), codice pubblico e modificabile.

Nel 2021, Google è diventato il primo “Visionary Sponsor” della Python Software Foundation, con una donazione di oltre $350.000 per migliorare la sicurezza di PyPI (il repository dove si scaricano miliardi di pacchetti Python ogni giorno).

Google sponsorizza la Python Software Foundation da 11 anni consecutivi. Python è software libero. Ma la fondazione che lo mantiene dipende fortemente da Google.

GitHub: tutto il codice libero su piattaforma proprietaria

Ed ecco il paradosso più grande di tutti.

Quasi tutto il codice open source del mondo è ospitato su GitHub. Firefox? Su GitHub. Linux? Su GitHub. Python? Su GitHub. Mastodon? Su GitHub. Migliaia di progetti piccoli e grandi, librerie fondamentali, strumenti che usi ogni giorno – tutto su GitHub.

Ma GitHub è stato acquisito da Microsoft nel 2018 per $7.5 miliardi. E qui sta l’ironia più grande: GitHub stesso NON è open source.

Il codice di GitHub è proprietario. Closed source. Di Microsoft.

Tutto il codice LIBERO del mondo è ospitato su una piattaforma PROPRIETARIA di una delle Big Tech che diciamo di voler evitare.

Quando Microsoft ha annunciato l’acquisizione, nelle prime ore 13.000 progetti sono migrati su GitLab (alternativa open source). Nei mesi successivi, oltre 50.000 progetti hanno abbandonato GitHub.

Ma oggi? GitHub ospita oltre 518 milioni di progetti. Microsoft è l’organizzazione più attiva su GitHub con oltre 2 milioni di commit.

Esistono alternative veramente open source come GitLab (licenza MIT), Gitea (licenza MIT), o Forgejo (licenza MIT, quello che uso io). Ma rappresentano una frazione infinitesima degli utenti.

Le eccezioni: Wikipedia e Mastodon dimostrano che è possibile

Ma esistono progetti open source che funzionano senza Big Tech? Sì. E dimostrano che è possibile.

Wikipedia: centinaia di milioni da donazioni individuali

Wikipedia — e il software open source MediaWiki su cui si basa — è rilasciata con licenza GPL e sviluppata in modo trasparente. Il progetto si finanzia quasi interamente grazie a milioni di piccole donazioni individuali. È vero che nel tempo ha ricevuto contributi anche da aziende come Google (circa 7,5 milioni di dollari complessivi) e Amazon (circa 1 milione), ma si tratta di una parte molto ridotta rispetto al totale raccolto ogni anno dalla comunità di utenti.

Wikipedia dimostra che un’infrastruttura digitale globale può essere sostenuta senza dipendere economicamente da Big Tech: il software è libero, i contenuti sono aperti e la governance è gestita da una fondazione indipendente, con un forte ruolo della comunità.

Mastodon: crowdfunding e zero Big Tech

Mastodon è una piattaforma social decentralizzata e completamente open source, rilasciata sotto licenza AGPLv3. Il progetto si sostiene quasi interamente grazie al crowdfunding: nel 2023 ha raccolto circa 545.000 euro tramite Patreon e donazioni individuali. Nel tempo ha ricevuto anche alcuni grant istituzionali — come un finanziamento della Commissione Europea nel 2022 e 100.000 dollari da Mozilla nel 2024 — ma non ha mai ottenuto fondi da Google, Meta o Amazon.

Il fondatore, Eugen Rochko, ha dichiarato più volte di non voler ricorrere al venture capital per preservare l’indipendenza del progetto. La differenza di scala rispetto a realtà come Mozilla (oltre 500 milioni di dollari di entrate annue) è enorme, ma Mastodon dimostra che un social network può esistere e funzionare anche con risorse molto più limitate: codice aperto, governance autonoma e finanziamento diretto dalla community.

Il problema: il software libero non è economicamente libero

Ricapitoliamo:

  • Firefox (open source) – 86% ricavi da Google
  • Linux (open source) – Google Platinum sponsor
  • Python (open source) – Google Visionary sponsor
  • Codice su GitHub (open source) – piattaforma proprietaria Microsoft

Critichiamo Google per la sua posizione dominante, ma vogliamo che paghi $510 milioni all’anno a Mozilla. Odiamo Microsoft e il suo monopolio, ma il 99% del codice open source mondiale sta su GitHub, proprietà Microsoft.

Il software open source oggi non è economicamente indipendente. È sovvenzionato da Big Tech. E finché lo è, Big Tech avrà sempre influenza. Non con diktat evidenti, ma con priorità suggerite, con infrastrutture offerte, con dipendenza finanziaria.

Wikipedia e Mastodon dimostrano che un modello indipendente è possibile. Non facile, non comodo, ma possibile. Software veramente libero, finanziato dalla community che lo usa.

La tecnologia deve essere prodotta: da chi?

Capiamo una cosa fondamentale: la tecnologia non è opzionale. Che ci piaccia o no, è necessaria per far girare il mondo moderno. Ospedali, scuole, banche, trasporti, comunicazioni, lavoro: tutto dipende dal software.

E il software qualcuno deve pur scriverlo, mantenerlo, migliorarlo. Il problema non è che esistano aziende tecnologiche. Il problema è che esistano sempre gli stessi nomi. Google, Microsoft, Amazon, Apple, Meta. Pochi monopolisti di fatto che controllano tutto.

Cosa manca? La concorrenza. La possibilità di scelta.

  • Se Mozilla fallisce, resta solo Chrome (Google al 100%)
  • Se Firefox scompare, Google controlla il web al 90%+
  • Se le alternative open source collassano, i monopolisti vincono

Donare a progetti open source non è beneficenza. È investimento strategico per creare e mantenere alternative. È l’unico modo per avere un ecosistema tecnologico dove possiamo ancora scegliere. Dove la concorrenza esiste. Dove nessuno ha il monopolio assoluto.

Senza alternative, non c’è scelta. Senza scelta, c’è monopolio.

Cosa possiamo fare? Pagare per il software libero (NON gratis)

Ecco la parte che non vi piacerà sentire: dobbiamo pagare.

Non Google. Non Microsoft. Noi. Tu che stai leggendo. Io che sto scrivendo. Tutti noi che usiamo e crediamo nel software open source.

Quanto? Meno di quello che spendi per Netflix. Meno di un caffè a settimana. Scegli tu.

Ti ricordi l’analogia della torta della nonna? Puoi mangiarla gratis, ma puoi anche ringraziarla offrendole un caffè. Lo stesso vale per Firefox, Linux, Python: puoi usarli gratis, ma puoi anche dire “grazie” sostenendoli economicamente.

Mozilla ti dà Firefox che usi ogni giorno? Linux che fa girare metà internet? Wikipedia che consulti continuamente? Spendiamo €1 senza pensarci per un caffè che dura due minuti. Ma per software che usiamo per anni? Niente.

Dove donare (link diretti):

Nota sulla stesura di questo articolo:

Questo articolo è stato redatto consultando numerose fonti, comunicati stampa ufficiali delle fondazioni e articoli disponibili online. Tutti i dati citati sono verificabili attraverso i link alle fonti originali presenti nel testo. Non è frutto di opinioni personali o speculazioni, ma di un’analisi basata su informazioni pubblicamente accessibili.

L’obiettivo non è criticare Google, Microsoft o Amazon per il loro supporto all’open source che ha permesso a molti progetti di crescere e prosperare. L’invito è piuttosto a prendere coscienza della dipendenza economica che si è creata e della necessità di diversificare le fonti di finanziamento per garantire vera indipendenza.

Il software open source ha bisogno di soldi. I nostri. Non i loro. Per rimanere libero. Per mantenere la concorrenza. Per avere scelta.

Semplice.

emanuelegori
emanuelegori

emanuelegori è un blogger appassionato di FOSS e autore di questo blog.

Su Homelab Notes trovi guide pratiche, spunti e consigli per scoprire il mondo del software libero, delle soluzioni self-hosted e delle alternative open source ai servizi commerciali più diffusi.
Quando non scrive, è online nel Fediverso con spirito indipendente e tanta voglia di condividere conoscenza.

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