Come i social media hanno smesso di essere social network

I social media sono diventati feed infiniti pensati per l’engagement, non per le relazioni. Mastodon e il Fediverso mostrano che un social network può ancora essere davvero sociale.

Da molto tempo ho la sensazione che qualcosa nei “social media” non mi torni del tutto, e più ci penso, più la distinzione diventa chiara: la maggior parte delle piattaforme che oggi chiamiamo social network non ha più nulla a che fare con il creare relazioni. Sono diventate soprattutto piattaforme di consumo di contenuti.

Nella mia idea, i social network erano nati per aiutare le persone a connettersi con amici, familiari e comunità. Le piattaforme di social media, così come sono oggi, sono ottimizzate per farci scorrere, guardare, reagire e consumare, spesso in modo passivo. La parte “social” è passata in secondo piano.

Ciò che rende tutto questo particolarmente curioso è che molte delle piattaforme più grandi erano nate come veri e propri social network. Col tempo, però, i loro obiettivi sono cambiati: quando la pubblicità è diventata il modello di ricavo principale, l’utente ha smesso di essere il cliente ed è diventato il prodotto. L’engagement, non la connessione, è diventato l’indicatore che conta.

Dagli amici ai feed

Ho ancora account dormienti su alcune delle piattaforme principali, che uso di tanto in tanto per controllare le novità tecniche introdotte dai vari social, motivo per cui vi accedo raramente. Ma ogni volta che lo faccio, l’esperienza è sorprendentemente simile ovunque:

  • Vedo più pubblicità e contenuti sponsorizzati che aggiornamenti da persone che conosco
  • Finisco per scorrere in modo compulsivo contenuti amplificati dall’algoritmo e creati da sconosciuti
  • Esco sapendo più cose sull’ultima polemica virale che su cosa succede nella mia cerchia

Vale per quasi tutti i prodotti Meta, Facebook e Instagram inclusi, e vale altrettanto per X. Il feed non è più la tua rete di contatti: è uno stream di contenuti curato per massimizzare l’attenzione.

A questo punto, chiamare queste piattaforme “social network” sembra fuorviante. Funzionano molto più come canali televisivi personalizzati: infiniti, capaci di creare dipendenza e ottimizzati per la distribuzione di pubblicità.

Mastodon e il Fediverso sembrano diversi

L’unica piattaforma che ancora oggi mi sembra un vero social network è Mastodon e, più in generale, il Fediverso.

Mastodon viene spesso paragonato a X/Twitter per il formato di microblogging e a prima vista il paragone regge. Facebook o Instagram restano fuori da questo confronto: nel Fediverso ci sono altri progetti più specifici, come Pixelfed per le foto o Friendica per l’esperienza in stile Facebook. Ma anche l’accostamento a X regge solo in apparenza: l’esperienza d’uso è sostanzialmente diversa ed è proprio questa differenza a contare.

Prima di tutto, non ci sono algoritmi guidati dall’engagement a decidere cosa dovresti vedere. Il tuo feed Mastodon mostra:

  • i post delle persone che segui,
  • in ordine cronologico,
  • senza contenuti “consigliati per te” inseriti a forza.

Questo da solo cambia radicalmente la sensazione della piattaforma, anche se la prima volta può spiazzare: senza un algoritmo che ti suggerisce cosa guardare, all’inizio ti senti un po’ spaesato, non trovi subito gli argomenti o le persone giuste da seguire. Il trucco, per me, è partire dagli hashtag legati ai propri interessi: da lì trovi le persone giuste, e leggi gli aggiornamenti perché ti interessano le persone che segui, non perché un algoritmo ha deciso che qualcosa potrebbe tenerti incollato.

Comunità basate sugli interessi, non sull’attenzione

Un’altra differenza chiave è il modo in cui si formano le comunità. Mastodon è composto da molti server gestiti in modo indipendente, chiamati istanze, ciascuna con un proprio focus e una propria cultura. Scegli dove iscriverti in base ai tuoi interessi.

Io, per esempio, sono su mastodon.uno (@emanuelegori@mastodon.uno), un’istanza generalista italiana. Non è a tema come fosstodon.org per il FOSS o altre istanze tematiche, ma seguendo persone e hashtag specifici mi sono comunque costruito una timeline che riguarda argomenti che mi interessano davvero. Ciò non toglie di seguire liberamente account di altre istanze. Così ti ritrovi una timeline in cui le persone parlano, più o meno, delle tue stesse cose, un senso di affinità che sulle piattaforme mainstream manca quasi del tutto.

Per chi proviene da social media mainstream, c’è anche una scorciatoia comoda: piattaforme come fedidevs.com offrono starter pack curati dalla community, liste tematiche di account consigliati (per esempio i più attivi su mastodon.uno) che puoi seguire tutti insieme con un click, invece di cercarli uno per uno.

Eppure non è un giardino recintato.

Poiché Mastodon è federato, posso seguire e interagire con persone su altre istanze Mastodon, o anche su altre piattaforme che supportano il protocollo ActivityPub. Il mio account non è vincolato all’ecosistema di un’unica azienda. La rete esiste tra le comunità, non dentro un’unica piattaforma aziendale (per esempio Facebook o X).

Networking contro consumo

Qui la differenza si fa davvero vedere.

Sulla maggior parte delle piattaforme mainstream di oggi, il comportamento predefinito è il consumo passivo:

  • Scorri contenuti che non hai scelto
  • Guardi quello che l’algoritmo ha deciso per te
  • Reagisci a cose pensate per generare una reazione
  • Ricominci il ciclo, quasi senza accorgertene

Su Mastodon e sul Fediverso in generale, il comportamento predefinito è il networking cercato intenzionalmente:

  • Scegli la tua comunità (istanza, persone, hashtag)
  • Segui solo le persone che ti interessano
  • Leggi gli aggiornamenti nel loro contesto, in ordine cronologico
  • Partecipi quando vuoi, non quando l’algoritmo te lo suggerisce.

Il sistema non ha alcun incentivo a manipolare la tua attenzione. Nessuno cerca di tenerti arrabbiato, ansioso o agganciato all’infinito. Il risultato è un’esperienza più calma e più umana.

Un ripensamento, con calma

Non sto sostenendo che tutti debbano cancellare i propri account domani. Non è facile lasciare un posto se ci sono già tutti perchè generalmente le persone stanno dove sono altre persone. Ma penso valga la pena fermarsi a farsi una domanda semplice: qui sto costruendo relazioni o sto solo consumando contenuti?

Se sei curioso, ti incoraggio a provare Mastodon o un altro servizio del Fediverso, come sostituto o semplicemente come aggiunta alla tua presenza online. Passa un po’ di tempo in uno spazio che non è ottimizzato per catturare l’attenzione e guarda che effetto ti fa.

Potresti sorprenderti di quanto possa essere social un social network quando è davvero progettato per esserlo.

Nota: in questo articolo “social network” e “social media” non sono usati come sinonimi. Se la differenza non ti è saltata subito all’occhio, rileggilo: la trovi.

Reazioni nel fediverso
Emanuele Gori

Mi chiamo Emanuele Gori e nel tempo libero scrivo di software open source, privacy digitale e self-hosting.
Homelab Notes nasce dalla mia convinzione che la tecnologia debba servire chi la usa, non chi la vende.
Qui trovi guide pratiche e analisi per riprendere il controllo della tua vita digitale, un servizio alla volta.
Il blog è personalizzato con alcuni plugin per WordPress che ho realizzato per migliorarne l'usabilità e la condivisione: open source e liberamente scaricabili da git.emanuelegori.uno.
Se invece vuoi seguire una parte della mia vita digitale, visita la pagina Hub Attivita.

Sul Fediverso come nella vita: senza algoritmi di mezzo!

Un commento

  1. Emanuele

    Una personale riflessione: i social media non sono più social network.
    Sono diventati feed infiniti pensati per l’engagement, non per le relazioni.

    @fediverso

    #fediverse #socialmedia #socialnetwork

  2. Valentino Spataro

    Valentino Spataro

    @emanuelegori @fediverso

    Assolutametne d'accordo. Strillatoi per pappagalli globali. Le ecceziooni ci sono , ma confermano la regola.

    Il prooblema e' negli effetti sulle persone. Piu' rapidi a trollare che a costruire relazioni.

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