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Il 58° Rapporto Censis ci consegna lo scatto impietoso di un Paese fermo, sciatto e sempre più disinteressato, che evita le urne e poi si lamenta del sistema. I successi del turismo e dell’occupazione non smuovono granché, così come non scuote la crisi demografica. Eppure, nonostante le performance economiche, il divario col resto d’Europa resta profondo: siamo in coda per occupazione, con un -8,9% rispetto alla media UE.
Anche il malessere collettivo, oggi così variegato e diffuso – tra frustrazione, disillusione, voglia di riscatto e rancore – non esplode mai in qualcosa di concreto. “Ci pieghiamo come legni storti”, recita il Rapporto, e continuiamo ad andare avanti a testa bassa. L’astensionismo alle europee ha toccato un record storico: 51,7%, contro il 14,3% del 1979. Il 71,4% degli italiani crede che l’UE, senza riforme radicali, sia destinata al collasso, mentre per oltre il 66% l’Occidente (con gli USA in prima fila) è responsabile dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Il 68,5% ha ormai perso fiducia nelle democrazie liberali.
Viaggiamo per inerzia, senza carburante, e nel frattempo il ceto medio ha visto scendere il proprio reddito reale del 7% in vent’anni. In dieci anni, invece, si è evaporato il 5,5% della ricchezza pro capite. E l’ascensore sociale? Fermo ai piani bassi: per l’85% degli italiani è ormai inaccessibile.
E poi c’è il tema dell’ignoranza. Non come insulto, ma come realtà cruda: mancanza di conoscenze basilari che rende vulnerabili. Nei test scolastici, le lacune sono gravi: il 24,5% degli alunni delle elementari, il 39,9% di quelli delle medie e il 43,5% delle superiori ha difficoltà con l’italiano. Con la matematica non va meglio. E gli esempi sono grotteschi: quasi il 50% non sa quando ci fu la Rivoluzione francese, uno su tre ignora chi fosse Mazzini, e più di qualcuno crede che la Cappella Sistina sia un’opera firmata da Leonardo… con Giotto, in “collaborazione”. Per il 6,1%, Dante non ha scritto la “Divina Commedia”.
Quando l’ignoranza prende piede, i pregiudizi si moltiplicano: uno su cinque crede che gli ebrei dominino la finanza globale, il 15,3% pensa che l’omosessualità sia una malattia. E c’è pure chi associa intelligenza o criminalità al DNA. Ciliegina sulla torta: per l’8,3% islam e jihad sono la stessa cosa.




